Dott. Luca Traverso

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Il mondo: rappresentazione o costruzione?

Pubblicato il 23 ottobre 2019 in Psicoanalisi, Psicoterapia

 

Cosa è raffigurato nell’immagine?

Ovvio, un triangolo bianco che poggia su dei cerchi neri e sovrasta un triangolo dal contorno nero. In realtà sono dei cerchi neri cui manca uno “spicchio” e tre angoli acuti.

Questa è una delle illusioni ottiche più famose create dalla psicologia della Gestalt: il triangolo di Kanizsa.
Questa corrente teorica nata intorno agli anni ’20 poneva al centro dell’elaborazione psicologica la percezione e l’elaborazione dei percetti da parte della psiche.
Senza addentrarci troppo in questioni teoriche, ciò che essenzialmente questo movimento rivelava è che la nostra percezione della realtà, fenomeni, forme, colori, relazioni e affetti, non corrisponde a una visione oggettiva di ciò che esiste in sé ma è una costruzione.
Questo concetto, centrale nella teoria filosofica di Schopenauer e illustrato nella sua opera “Il mondo come volontà e rappresentazione”, ci pone davanti ad un fatto: quello che percepiamo non esiste in sé, e il nostro mondo interno è costruito da noi, influenzato dalle nostre paure, dai nostri desideri, dai nostri “errori” cognitivi.
In altre parole, come nonostante nell’illusione ottica di Kanizsa non esista il triangolo bianco ma tutti noi lo percepiamo, anche in altre situazioni la presenza di alcuni elementi ci fa presupporre –  o meglio percepire – l’esistenza di qualcosa che in realtà non c’è. E la cosa interessante è che ci comportiamo come se tali cose esistessero davvero, perdendo in qualche modo il contatto con la realtà.
Questo accade molto spesso nelle relazioni: la presenza di alcuni elementi ci fa presupporre l’esistenza di altri. Ciò accade, ad esempio, quando determinati aspetti dell’altro che ci piacciono e ci fanno stare bene ci portano ad estendere tale sensazione sull’intera persona, creando un’immagine idealizzata e non reale.
In conclusione, le illusioni ottiche create dalla Gestalt ci fanno riflettere su alcuni meccanismi automatici che governano la rappresentazione della realtà, su come il nostro cervello possa in alcuni casi elaborare in maniera rapida e automatica determinate configurazioni, facendoci giungere a conclusioni errate e ponendoci di fronte a una realtà illusoria.

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