Il bullismo

Il tema del bullismo negli ultimi anni sta prendendo piede all’interno del panorama della psicologia evolutiva e dello sviluppo, in particolare per quel che riguarda l’adolescenza (Menesini, 2000). Riteniamo quindi utile accennare in questo articolo al significato, ai rischi , ai fattori scatenanti (sia individuali che relazionali, che sociali) di tale fenomeno che può essere compreso ed affrontato anche attraverso un presidio psicologico all’interno delle scuole quale lo sportello psicologico di ascolto.

La socializzazione infantile è un processo delicato perché influisce sui valori di base; i bambini prendono sul serio le aspettative ideali e, solo col tempo, impareranno a distinguere tra queste e quanto ci si può ragionevolmente attendere in una situazione.

Nei primi anni di vita i più importanti agenti di socializzazione sono i genitori, i fratelli e le sorelle, i parenti e gli amici; la funzione di questa prima socializzazione non è quella di instillare la conoscenza sui ruoli ma quella di motivare il bambino ad affidarsi agli altri, come afferma anche la teoria dell’attaccamento di Bowlby (1973, 1977, 1988): per far ciò, se ne trasformano le esigenze fisiche in esigenze di riconoscimento e di approvazione e si premiano questi bisogni. In questo modo, durante la prima infanzia, si instilla la fiducia, l’obbedienza e il desiderio di piacere.

Tra i tre e gli otto anni aumentano le persone che entrano in contatto con il bambino, ma anche il programma cambia. Con le maestre d’asilo, gli insegnanti, gli animatori, i catechisti, ecc. viene posto l’accento sull’acquisizione di capacità cognitive e percettive, come l’apprendimento dell’uso delle lettere e dei numeri e sulla conoscenza di serie complesse di regole. Nel periodo scolastico, il gruppo dei pari diventa sempre più importante e, raggiunta la pubertà, il gruppo può avere un’influenza maggiore di quella dei genitori.

E’ in questi anni che lo sviluppo personale (senso di fiducia, obbedienza, desiderio di approvazione sociale) si accresce sulle basi gettate nella prima infanzia. Durante l’adolescenza l’influenza della scuola e della famiglia si affievolisce a tutto vantaggio del gruppo dei pari ed è in questa fase dello sviluppo individuale che, generalmente, si vengono a definire i diversi percorsi di vita dei singoli.

Il bullismo è fenomeno sempre più diffuso nelle scuole elementari e medie. Il termine bullismo è la traduzione italiana dall'inglese "bullying" ed è utilizzato per designare i comportamenti con i quali un singolo o un gruppo, ripetutamente, fa o dice cose per avere potere o dominare una persona o un altro gruppo1nota. Il termine "bullying" include sia i comportamenti del "persecutore" sia quelli della "vittima" ponendo al centro dell'attenzione la relazione nel suo insieme.

L’individuo è portato a subire la pressione del gruppo, chi si rifiuta di accettare una proposta ha una varietà di atteggiamenti tra chi rimane sicuro di sé e chi diventa progressivamente incerto e disorientato ma, all’interno di queste dinamiche, è stato sperimentato che, quando una persona può contare su un appoggio anche minimo, il potere del gruppo diminuisce notevolmente. Nelle relazioni adulte, le persone coinvolte in una normale “disputa” tra pari:

  • non insistono oltre un certo limite per imporre la propria volontà;
  • spiegano il perché sono in disaccordo manifestando le proprie ragioni;
  • si scusano o cercano soluzioni mediate o di compromesso;
  • si accordano e negoziano per soddisfare i propri bisogni;
  • sono in grado di cambiare argomento e di allontanarsi.

In una situazione di normale conflitto tra bambini o adolescenti, invece, nessuno di questi elementi è presente e ciò può essere fonte di problematiche di non poco conto perché viene ad influenzare atteggiamenti e scelte di vita, è il bullismo. Spesso non gli si dà molta importanza perché lo si confonde con i normali conflitti fra coetanei, ma a ben guardare, il bullismo, può essere rilevato da alcune caratteristiche peculiari:

  • dall’intenzione di fare del male e dalla mancanza di compassione: il bullo prova piacere nel disturbare, insultare, picchiare o danneggiare nelle cose la "vittima" e continua anche quando è evidente che la vittima sta molto male ed è angosciata.
  • intensità e durata: il bullismo è diverso dai dispetti, dalle zuffe o dalle risse che normalmente avvengono nel cortile della scuola, continua per un lungo periodo di tempo e la quantità di prepotenze fa diminuire la stima di sé da parte della vittima.
  • potere del "bullo": il bullo ha maggior potere della vittima a causa dell'età, della forza, della grandezza o del genere (ad es. maschio più forte della femmina). Il bullo a volte riesce a esercitare il suo potere non solo perché è più grande o più forte, ma perché spesso altri bambini si alleano con lui per proteggere sé stessi.
  • vulnerabilità della vittima: la vittima è più sensibile degli altri coetanei alle prese in giro, non sa o non può difendersi adeguatamente e, come vedremo in seguito, non sempre ha delle caratteristiche fisiche o psicologiche che la rendano più incline alla vittimizzazione.

L’asimmetria delle forze rende sempre più probabile il ripetersi dell’aggressione e rende sempre meno pari i coetanei: ovvero il bullo diventa sempre più potente rispetto alla vittima.

La ricerca mostra che i ragazzi subiscono atti di bullismo più spesso da parte di un singolo individuo mentre le ragazze da parte di gruppi di individui. Non c’è alcuna differenza nel numero dei ragazzi e delle ragazze soggetti ad atti di bullismo. I bambini generalmente sono soggetti ad atti di bullismo nei primi anni delle scuola primaria e nei primi anni della scuola secondaria.

La vittima si sente isolata ed esposta, spesso ha molta paura di riferire gli episodi perché teme rappresaglie e vendette. La grandezza della scuola, se è una scuola pubblica o privata, maschile o femminile oppure mista, non incide in modo significativo sulla frequenza degli atti di bullismo.

Il danno per l'autostima della vittima si mantiene nel tempo e induce la persona ad un considerevole disinvestimento nella scuola e, talvolta, alcune vittime diventano a loro volta aggressori.

Le manifestazioni del bullismo dipendono dall’età e dal genere: con l’età emerge la tendenza a una limitazione dell’aggressività fisica mentre si assiste a un aumento delle molestie sottili e indirette. Le risposte delle vittime indicano che la maggior parte dei prepotenti è di sesso maschile e della stessa età del soggetto. Nelle scuole elementari i bambini non sono quasi mai vittimizzati dalle bambine; inoltre, per le femmine, il fenomeno delle prepotenze è più ristretto all’ambito della propria classe mentre per i maschi si allarga a tutta la scuola. Nelle medie le prepotenze maschili sono legate a dinamiche di potere e di matrice sessuale: la prima interessa il rapporto maschio-maschio per stabilire chi è più forte mentre la seconda riguarda il rapporto maschio-femmina ed esprime differenziazione e attrazione sessuale. Per le femmine è preminente la dinamica di tipo sessuale con i bambini, ma esistono prepotenze con lo stesso sesso per stabilire gerarchie di potere speso confuse con l’amicizia.

Le ricerche indicano una diffusione più generalizzata del bullismo nelle scuole elementari e primi anni delle medie. Con il crescere dell'età si assiste ad una diminuzione della frequenza con una maggiore radicalizzazione in un numero ristretto di casi come forma stabile di disagio

individuale.

I bulli persistenti sono a rischio di problematiche antisociali e devianti, le vittime rischiano quadri patologici con sintomatologie anche di tipo depressivo.

Il bullismo non è un problema solo per la vittima, è un problema anche per tutte le persone che sanno che questi comportamenti avvengono nella scuola o che vi assistono, per il clima di tensione e di insicurezza che si instaura. Se i comportamenti prepotenti vengono lasciati continuare possono avere un effetto molto negativo sulla vittima. Se ai bambini è permesso di compiere atti di bullismo è molto probabile che cresceranno con l’inclinazione a compiere prepotenze anche nell’ambito del proprio nucleo familiare e della famiglia che eventualmente formeranno.

La scuola, considerata l'importante funzione educativa e di socializzazione che riveste, in particolare nella costruzione dell'autostima e nello sperimentare e acquisire abilità sociali, diventa il luogo privilegiato per interventi a carattere preventivo e di promozione del benessere. Non tutti gli episodi di bullismo avvengono nella scuola, ma la scuola è certamente l'ambiente dove più facilmente si possono contrastare e prevenire.

Spesso queste relazioni tra ragazzi nella scuola sono prese in poca considerazione; le sfide più grandi per gli adolescenti non sono tanto le interrogazioni e gli esami, ma i processi di inserimento nel gruppo. Ogni scuola ha una sua sub-cultura di convivenza, il gruppo dominante impone i suoi prezzi e le sue leggi.

Una dimensione di intervento deve porre quindi alla base del proprio operato le seguenti regole:

  • conoscere e dare il giusto valore ai comportamenti prepotenti;
  • rilevare il problema nei singoli contesti portando allo scoperto le situazioni nascoste;
  • fermare gli episodi nel preciso momento in cui vengono visti e successivamente cerca di capirne le cause;
  • sostenere prioritariamente le vittime, anche quando non sembrano simpatiche o si ritiene che colludano con l'aggressore;
  • stimolare e favorire la cultura del "raccontare" ciò che accade, in un clima di chiarezza e fermezza e al tempo stesso il meno punitivo e colpevolizzante possibile;
  • considerare i bulli come persone da aiutare oltre che da "fermare";
  • assicurare ai propri figli o agli alunni un ambiente sicuro in cui possano crescere imparando a fronteggiare e gestire la complessità e le difficoltà della vita, proteggendoli da eventi traumatici o troppo difficili da gestire per la loro età.

Dunque il fenomeno del bullismo si pone come un importante fonte di disagio e di arresto evolutivo per bambini e adolescenti (Olweus, 1995) ed in quanto tale può essere meglio capito, individuato ed affrontato direttamente sul posto; la presenza di uno psicologo nelle scuole, attraverso il servizio di sportello di ascolto può essere in questo senso un primo passo avanti sia per quel che riguarda la formazione e la sensibilizzazione del personale docente e non e dei genitori sia per la creazione di uno spazio di accoglimento e di sostegno ai bambini o ragazzi.

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