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	<title>Psicologo Roma</title>
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	<description>Studio Dott. Luca Traverso - tel. 329 3474815 - P.zza S.Pietro in Vincoli 40 - 00184 Roma</description>
	<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 09:46:31 +0000</pubDate>
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		<title>Sè e bellezza - psicoanalisi, arte, creatività e narcisismo</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 09:37:02 +0000</pubDate>
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Scrivere e riflettere sulla bellezza è molto difficile, si rischia di toglierle quel pizzico di magia e di irrazionalità ad essa intrinseca che la rende sfuggevole ad ogni tentativo di definizione o di approccio gnoseologico,  e che appartiene a tutti i fenomeni di espressione [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Scrivere e riflettere sulla bellezza è molto difficile, si rischia di toglierle quel pizzico di magia e di irrazionalità ad essa intrinseca che la rende sfuggevole ad ogni tentativo di definizione o di approccio gnoseologico, <span> </span>e che appartiene a tutti i fenomeni di espressione autentica del Sé, artistici e creativi. Cercherò quindi di associare pensieri e sensazioni alla bellezza in modo libero e poco strutturato, in particolare rispetto al rapporto tra Sé e bellezza, ponendo in risalto alcune caratteristiche e processi psicologici in essa coinvolti, e dando voce a riflessioni personali tratte dalla mia esperienza clinica e formativa legata alla psicoanalisi e alla psicologia del Sé.</p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: 150%"><strong><o:p> </o:p></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">L’esperienza che proviamo quando entriamo in contatto con il bello è di tipo oggettuale-relazionale: è complessa e articolata, e attraverso i processi percettivo-sensoriali ci coinvolge a diversi livelli di consapevolezza, chiamando in causa molteplici aspetti del nostro Sé.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Per chiarezza espositiva distinguerò due dimensioni che compartecipano alla determinazione dell’esperienza della bellezza, tenendo però presente che in quest’ambito qualsiasi tentativo di definire, etichettare e distinguere toglie quelle sfumature e tonalità diverse che rendono l’esperienza estetica e sensoriale della bellezza maggiormente conoscibile attraverso i sensi.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Dunque, il processo percettivo che scaturisce dall’entrare in relazione con la bellezza si costituisce di due aspetti al tempo stesso distinti ed interrelati: uno cognitivo, legato al giudizio, e un altro immediato, cioè raccolto dai sensi in maniera non mediata da strutture intrapsichiche complesse; entrambi concorrono a determinare un’emozione, una sensazione, uno stato del Sé.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">L’aspetto del giudizio cognitivo è guidato principalmente da fattori culturali, condivisi con i contesti di appartenenza, che in qualche modo hanno a che fare con l’inconscio collettivo junghiano, che mutano nel tempo, strutturano ed orientano l’arte e la cultura e al contempo vengono da esse rivoluzionati e trasformati in un continuo circolo di costruzione, decostruzione e ricostruzione di significati. Questo processo è ciò che ci permette di parlare di un bel posto, una bella automobile, un bel panorama, una bella giornata, senza specificarne il perché e consentendo al nostro interlocutore di condividerne il giudizio in maniera implicita. Il rapporto con questo tipo di bellezza, canonica e condivisa, restituisce una piacevole sensazione di condivisione ed appartenenza.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Il secondo processo coinvolto nell’esperienza della bellezza è qualcosa di più intimo, che ha a che fare con una dimensione profonda, che attiva uno specifico assetto mentale connesso a una specifica emozione: uno stato del Sé, ciò che proviamo quando siamo a contatto con la bellezza. Esso si costruisce attraverso le prime e arcaiche esperienze con l’oggetto idealizzato ed è connesso all’autentica, unica e irripetibile espressione creativa del proprio Sé. Il piacere che si prova in questo caso è di tipo estasiatico.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">La dimensione del giudizio cognitivo legato alla bellezza e quella immediata sensoriale ed emozionale dialogano e si influenzano reciprocamente, talvolta si rafforzano, in alcuni casi negoziano, in altri confliggono. Può accadere infatti che ciò che gli altri definiscono bello ci sorprenda positivamente e ci metta in contatto con qualcosa di nuovo, ampliando il nostro concetto di bellezza; altre volte non condividiamo affatto questo giudizio e troviamo bello qualcosa che per gli altri non lo è. In sintesi il rapporto con la bellezza può essere condiviso, personale, di testa (razionale-cognitivo), di pancia (emozionale-affettivo) o di entrambi.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%"><o:p> </o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Dal punto di vista intrapsichico il rapporto tra Sé e bellezza, intesa come espressione di una perfezione, può essere letto in funzione dei bisogni primari e delle funzioni<span>  </span>svolte dagli oggetti-Sé arcaici, che in psicoanalisi si riattivano nella traslazione (transfert):<span> <em> </em></span><em>partecipazione alla bellezza (idealizzazione), rispecchiamento ed ammirazione della propria bellezza (grandiosità), gemellarità (uguaglianza)</em>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">L’essere in contatto, e nello specifico l’essere accolti, dall’<em>oggetto idealizzato</em> restituisce al Sé vigore, forza, vitalità, potere e benessere, e struttura il polo degli ideali che guidano ed orientano l’espressione del Sé: la bellezza che tanto ci emoziona è disponibile a noi come un’opera d’arte che “ci concede” di guardarla, ammirarla ed esperirla. Il Sé è all’altezza dei suoi ideali! “Tu sei perfetto ed io sono parte di te”, parafrasando Kohut.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Questo delicato rapporto, immensamente importante nella regolazione del Sé, viene costruito nelle primissime relazioni oggettuali (oggetti-Sé) ma può anche essere trasformato nel tempo, attraverso la rimobilitazione delle relazioni arcaiche nei confronti di un nuovo oggetto-sé idealizzato (ad esempio la traslazione idealizzante che si attiva nella relazione terapeutica).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Mentre la percezione immediata della bellezza, legata al secondo processo sopra citato, è sempre sentita come personale ed autentica, il rapporto con l’aspetto culturale e condiviso è più complesso e mediato perché coinvolge il <em>processo di individuazione ed appartenenza</em>: un arco di tensione che regola il Sé, in continua evoluzione, teso tra i poli estremi della <em>fusione</em> (appartenenza senza confini che annulla il Sé) e dell’<em>alienazione</em> (l’individuazione isolata e scissa dall’altro) e che, quando è in equilibrio, consente di sentirsi integrati al contesto con legami intimi e al contempo diversi, speciali e unici. Quando questo equilibrio non riesce ad essere modulato ci si assesta su una delle due dimensioni estreme: la fusionalità e l’alienazione, entrambe caratterizzate da un annullamento dei confini. E’ questo il caso di organizzazioni del Sé particolari, in qualche modo patologiche, intendendo con questo termine la loro incapacità di sperimentare se stessi con gratificazione e successo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Nel caso della <em>fusionalità</em> accade che il Sé venga rispecchiato dai primi arcaici oggetti-Sé solamente in alcune dimensioni, e che altre vengano disconosciute e negate perché non desiderate o vissute come conflittuali dagli oggetti-Sé stessi; ciò comporta la costituzione di una bassa autostima, un Sé frammentato, devitalizzato, scarsamente coeso e con un senso di continuità basso: gli stati del Sé disconosciuti vengono scissi verticalmente dagli altri al fine di mantenere il legame vitale con gli oggetti-Sé. L’espressione libera ed<span>  </span>“autentica” del Sé viene inibita e sostituita da ciò che Winnicott definì “falso Sé”: la tendenza inconscia a plasmare se stessi in funzione di ciò che pensiamo gli altri desiderino da noi. In questo caso per essere all’altezza degli oggetti idealizzati occorre corrompere, scindere e disconoscere alcune parti del Sé. E’ come se si crescesse specchiandosi solamente in uno specchio deformante, come quelli dei luna park, ci si costruirebbe un’immagine esteriore di sé inautentica e falsa, ma finché non si riuscisse a vedersi in uno specchio normale ciò non cambierebbe, e comunque la nuova, reale, immagine verrebbe inizialmente vissuta come traumaticamente aliena. E’ per questo che il percorso di psicoanalisi con persone che hanno vissuto esperienze simili è lungo, doloroso, angoscioso e complesso.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Per quel che riguarda il rapporto con la bellezza, tali organizzazioni tenderanno a non sviluppare un proprio gusto estetico e un concetto proprio del bello, ma aderiranno in maniera fredda ed emozionalmente<span>  </span>distaccata a ciò che gli altri definiscono come tale.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Nel caso dell’<em>alienazione</em> il processo che si verifica è analogo ma con destini diversi. Anche in questo caso i primi oggetti-Sè non rispecchiano e confermano la totalità delle diverse parti del Sé, ma stavolta essi non si rendono nemmeno disponibili all’idealizzazione o alla condivisione di essa. Accade quindi che l’espressione autentica e in libertà del Sé venga vissuta come non in contatto con l’ideale e l’idealizzabile, e la scissione verticale che ne consegue è con l’intero mondo oggettuale.<span>  </span>Il Sé è alla continua, tragica, ricerca di se stesso in contatto con l’altro. Rispetto alla bellezza è questo il caso di personalità che sviluppano un proprio senso estetico, alieno e diverso dagli altri, e per questo speciale e ricercato ma al contempo angoscioso e scotomizzato. Ciò che definiamo psicosi e follia ha un confine sfumato con la creatività artistica e l’espressione libera di sé; qualcosa di simile accade in tutti noi coinvolgendo alcune parti del nostro Sé. Un esempio estremo, invece, sono gli artisti pionieri, geniali e innovatori che attraverso l’espressione creativa e dolorosa del proprio Sé hanno consentito, spesso dopo molto tempo e dopo la propria morte, all’arte e alla cultura di trasformare o ampliare il concetto di bellezza e di aprire a nuove esperienze artistiche ed estetiche pagando con una vita dominata dal senso di vuoto e dalla mancanza di relazioni.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">L’alienazione e la fusionalità non sono, però, solamente estremizzazioni di un processo modulatorio che strutturano il Sé nella maniera rigida e tragica sopra descritta, ma si verificano in tutti noi: aree di alienazione che fanno sentire soli e distanti, parti del Sé scisse, momenti di intenso bisogno di vicinanza che sconfina nella fusione, accadono di continuo; la loro conoscenza e comprensione, come può verificarsi nel processo analitico, ne consente una migliore regolazione e ne diminuisce la tragicità.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Dunque il rapporto con l’idealizzazione può subire brusche deviazioni, distorsioni o il suo naturale percorso evolutivo può essere arrestato in uno specifico punto.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Alcune <em>organizzazioni del Sé patologiche</em> hanno con l’ideale e la bellezza un rapporto disfunzionale e talvolta esse possono assumere un valore negativo ed attivare uno stato del Sé devitalizzato e disarmonico.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Ad esempio nel caso della <em>patologia anoressica</em>, in cui è ideale e bella l’immagine di un corpo in grado di controllare, fino a negarli, i propri bisogni fisici, si verifica una scissione verticale tra bisogni corporei e bisogni affettivi. E ’talmente intenso e vitale il bisogno di essere in relazione con un oggetto-Sé disponibile a lasciarsi idealizzare e a condividere tale idealizzazione che il Sé per sopravvivere psichicamente deve morire fisicamente.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Nella <em>depressione</em>, invece, la bellezza e l’oggetto idealizzato vengono percepiti come distanti, inarrivabili poiché il Sé non ne è all’altezza: gli oggetti-Sé arcaici idealizzati non si sono resi disponibili alla condivisione. Il senso di vitalità e di autostima è tragicamente scarso e l’esclusione dalla bellezza e dal mondo ideale diviene la giusta punizione per non esserne stati all’altezza, talvolta innescando un’inconscia profezia autoavverante.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%"><o:p> </o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Il secondo tipo di rapporto tra il Sé e la bellezza ha a che fare con la <em>grandiosità</em>: “io sono perfetto e tu mi ammiri”. Oltre che dal contatto con l’oggetto idealizzato, il Sé trae vitalità, forza e coesione da un secondo tipo di esperienza: quella in cui l’espressione e l’esibizione autentica della propria grandiosità suscitano ammirazione ed emozione da parte degli oggetti-Sé.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">La possibilità di esperirsi come capaci di mostrarsi sul palcoscenico e di ricevere un’ovazione conferisce forza e ambizione al Sé, che potrà perseguire i propri ideali sentendosene degno e capace ma soprattutto potrà “rischiare” senza temere che il fallimento comporti una tragica frammentazione di annichilimento.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">E’ il caso in cui ci si sente in grado di creare e condividere la bellezza. Questa sicurezza orgogliosa, dialogando con l’idealizzazione, costruisce il sano narcisismo vitale del Sé.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Anche in questo caso esempi clinici ci consentono di esplorare il complesso rapporto tra Sé e bellezza. Le strutture narcisistiche di personalità, in cui il bisogno di ammirazione ed approvazione è stato in passato svilito, umiliato e frustrato, rimangono alla continua, rabbiosa, tragicamente fallimentare ricerca di esso. Un circolo vizioso dantesco: eternamente in mostra sul palcoscenico in attesa dell’applauso che gli consenta di sentirsene in diritto, e qualora questo avvenga, incapace di scendere e tornare nei camerini della vita. Il paradosso narcisistico: mai con gli altri, mai senza gli altri!</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Pensiamo alle personalità artistiche e quotidianamente “sotto i riflettori” che, nonostante continui successi ed ammirazioni, rimangono intimamente insicure di se stesse e, temendo che quando l’applauso loro tributato finirà non saranno in grado di riceverne un altro, rimangono sul palco, dando voce solamente ad alcuni aspetti del Sé (scindendo quelli non meritevoli di esibizione, con intensa vergogna), conducendo di fatto una vita “chiusa in un teatro”, come un’opera d’arte eternamente ammirata ma ferma per sempre in un museo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%"><o:p> </o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">L’ultimo tipo di relazione con la bellezza, quello legato alla <em>gemellarità</em>, rappresenta l’espressione armonica dei precedenti. Il Sé può sperimentare una gemellarità empatica, riconoscendosi in essa, nella bellezza e viceversa – “tu sei perfetto come me”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%"><o:p> </o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Nella mia <em>esperienza clinica </em>di lavoro come psicoterapeuta mi è capitato talvolta di sentire, di respirare e di vivere la bellezza in seduta o, al termine di essa, appuntare o sussurrare tra me e me “bella seduta!” Mi riferisco a una sensazione di difficile definizione che ha a che fare con l’armonia, con l’ordine e con la simmetria, con l’espressione di una creatività vitale, di un caos appunto ordinato e simmetrico la cui incontrollabilità apre all’esperienza del nuovo e della vitalità e non all’angoscia di un ignoto nebbioso: uno stato del Sé coeso, armonico, vitale e creativo che consente una relazione rischiosamente sicura o sicuramente rischiosa.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%">Le diverse parti del Sé costituiscono un’orchestra di strumenti che non produce suoni stonati, partiture scisse e fuori tempo ma una melodia ed un’armonia ritmicamente coordinate da un direttore, capaci di dialogare con altre orchestre (altri Sé), in cui può avvenire anche l’emergere di uno strumento solista, che produce qualcosa di nuovo e la cui “dissonanza” non genera caos, ma sorprende piacevolmente.</p>
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		<title>Intervista per Girlpower al dott. Luca Traverso: &#8220;I disturbi dell&#8217;umore&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 15:15:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
I disturbi dell&#8217;umore sono patologie piuttosto comuni e che possono influire pesantemente sulla vita di chi ne è afflitto : ne parliamo con il Dottor Luca Traverso
8 febbraio 2010
&#160;
A cura di Antonella Marchisella
&#160;
I Disturbi dell’umore possono essere ritenuti le malattie più comuni, ne sono colpiti infatti almeno il 12% delle donne e l’ 8% degli uomini. Chi è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial; font-size: 14px"></span><br />
<h2 class="art_abst" style="margin-top: 5px !important; margin-bottom: 22px !important"><font class="Apple-style-span" color="#5D5D5D" face="Verdana" size="4"><span class="Apple-style-span" style="font-size: 16px; font-weight: normal">I disturbi dell&#8217;umore sono patologie piuttosto comuni e che possono influire pesantemente sulla vita di chi ne è afflitto : ne parliamo con il Dottor Luca Traverso</span></font></h2>
<h4 class="art_data" style="font-size: 14px; font-weight: normal; font-family: Georgia; color: #a3a3a3; margin-top: 0px !important; margin-bottom: 12px !important; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 3px; padding-left: 0px; text-align: right">8 febbraio 2010</h4>
<p class="art_txt">&nbsp;</p>
<p align="justify">A cura di <strong style="color: #ff3d8f !important">Antonella Marchisella</strong></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><img src="http://www.girlpower.it/pictures/20100208/depressione_1_2.jpeg" alt="depressione_1_2" style="float: left; border-width: 1px; border-color: #cccccc; border-style: solid; padding: 3px; margin: 5px" />I <strong style="color: #ff3d8f !important">Disturbi dell’umore</strong> possono essere ritenuti le malattie più comuni, ne sono colpiti infatti almeno il 12% delle donne e l’ 8% degli uomini. Chi è affetto da disturbi dell’umore può ritrovarsi in condizioni di<strong style="color: #ff3d8f !important"> invalidità </strong>ed esposto al rischio di <strong style="color: #ff3d8f !important">suicidio</strong>, è opportuno pertanto non sottovalutare il problema e rivolgersi a esperti del settore. Per illustrare una panoramica dell’argomento abbiamo intervistato il <strong style="color: #ff3d8f !important">Dottor Luca Traverso</strong>, Psicologo e Psicoterapeuta specialista in Psicologia Clinica, Membro dell’ International Association for Psychoanalytic Self Psychology , Docente di Psicologia e Sociologia presso l’ Istituto Eurolaurea ed il Centro Studi Pallai :</p>
<p align="justify"><strong style="color: #ff3d8f !important">Dottor Traverso, che cosa si intende per &#8220;disturbi dell&#8217;umore&#8221;?</strong>Per “disturbi dell’umore” si intende una categoria diagnostica, definita dai principali sistemi nosografici internazionali (DSM e ICD) di classificazione dei disturbi mentali e della psicopatologia, cui appartengono tutti quei disturbi il cui principale sintomo è l’alterazione del tono dell’umore. In particolare esistono disturbi di tipo depressivo, in cui prevalgono sentimenti di tristezza, sconforto, colpa, vuoto e anedonia, di tipo disforico e/o ciclotimico in cui le normali oscillazioni del tono dell’umore che appartengono alla vita di tutti i giorni risultano fortemente alterate, e di tipo bipolare caratterizzati da un’alternanza repentina di stati umorali opposti: depressione ed eccitazione maniacale o ipomaniacale. In tutti questi disturbi la persona lamenta una compromissione, che può variare da un livello lieve ad uno grave, del sonno e del normale funzionamento sociale e lavorativo dovuta alla presenza del disturbo stesso; in altre parole non ci si sente più in grado di trarre piacere dalle normali attività quotidiane, dallo stare in relazioni con l’altro, perdendo motivazione a vivere. Il trattamento dei disturbi dell’umore richiede un<strong style="color: #ff3d8f !important"> intervento psicoterapeutico</strong> per lavorare sulle cause e, in casi particolarmente gravi o per brevi periodi, l’integrazione con un trattamento farmacologico che ne allevia i sintomi. Esistono diversi approcci di psicoterapia, come le psicoterapie psicoanalitiche o la terapia cognitivo comportamentale, ognuna di esse ha una propria teoria sull’eziologia, ossia sulle cause, e sul come lavorare con i diversi disturbi. Rispetto all’efficacia di esse, al momento le ricerche più recenti riportate nella letteratura internazionale non hanno fornito dati chiari, ciò che è emerso però è che la relazione umana di fiducia ed intimità che si stabilisce tra le due persone, paziente e terapeuta, a prescindere all’orientamento teorico di quest’ultimo, risulta essere il fattore determinate per un buon esito della terapia. Ricordiamo però, che nel campo psicologico è sempre fondamentale concentrarsi sull’esperienza unica della persona, immergersi empaticamente nel suo mondo interno, ciò che sente, ciò che pensa, i suoi ricordi, le sue emozioni, che talvolta rischiano di essere offuscati da una semplice etichetta diagnostica.</p>
<p align="justify"><strong style="color: #ff3d8f !important">Qual è l&#8217;attuale diffusione dei disturbi dell&#8217;umore nella popolazione? </strong>I disturbi dell’umore insieme con i disturbi d’ansia, come gli attacchi di panico e l’agorafobia, sono i principali problemi psicologici che affliggono le persone in questo momento sociale e culturale, e costituiscono circa un buon 30% della popolazione clinica, cioè delle persone che arrivano a chiedere un aiuto psicologico. Va detto, però, che esistono una serie di difficoltà psicologiche, come i disturbi di personalità o i disturbi alimentari, in costante aumento tra adolescenti e giovani adulti, che si intrecciano con i disturbi dell’umore e di cui le persone non sono a conoscenza; in altre parole si può chiedere un aiuto rispetto, ad esempio, ad una depressione ma in realtà essa non è altro che l’espressione di un sentimento di vuoto e di angoscia di una più ampia crisi di identità e del Sè.</p>
<p align="justify"><strong style="color: #ff3d8f !important">Che cos&#8217; è la depressione maggiore?</strong>E’ il disturbo dell’umore attualmente più diffuso. E’ caratterizzato dalla presenza per un arco di tempo di almeno 6 mesi, di umore depresso per la gran parte della giornata, da difficoltà nel sonno, sentimento di noia e tristezza, preoccupazioni eccessive per colpe e fallimenti, incapacità di provare piacere nei rapporti sociali e lavorativi, possibili pensieri di suicidio. Le persone perdono motivazione a vivere e strutturano la propria vita intorno al tema della perdita e del lutto. Tutto ciò che accade viene letto in funzione di una “inevitabile” perdita di cui spesso ci si sente inconsciamente responsabili e quindi colpevoli; si è destinati alla perdita (dell’amore dell’altro e di se stessi, degli aspetti positivi del Sé, dei successi, ecc.).</p>
<p align="justify"><strong style="color: #ff3d8f !important">Parliamo di alcune teorie della depressione: - aggressività rivolta verso l&#8217;interno - posizione depressiva - tensioni fra ideali e realtà - l&#8217; Io come vittima del Super- Io - L&#8217;altro dominante. Ci può spiegare brevemente queste teorie?</strong>Le teorie da lei citate sono tutte appartenenti ad un approccio di tipo psicodinamico alla depressione. La prima teoria lega la depressione all’aggressività, collegamento ipotizzato già da Freud nel 1915 in Lutto e melanconia. Ciò che accomuna il lutto e la melanconia o depressione è il concetto di perdita, che nel primo caso è reale mentre nel secondo è emozionale. La p<strong style="color: #ff3d8f !important">ersona depressa</strong> si sente colpevole per la perdita emotiva e relazionale subita e per questo si svaluta, rivolgendo la pulsione aggressiva, che esprime un intento distruttivo nei confronti dell’oggetto verso cui è diretta, verso l’interno, prendendo se stessi come oggetto. La posizione depressiva è un concetto appartenente alla teorizzazione di Melanie Klein, psicoanalista delle relazioni oggettuali che per prima, insieme ad Anna Freud, si occupò dello studio dei bambini. La Klein ipotizzò che lo sviluppo psichico del bambino fosse caratterizzato dall’alternanza di due assetti mentali chiamate posizioni: la posizione schizoparanoide e quella depressiva. La prima, che dura per i primi sei mesi di vita, fa riferimento a uno stato mentale dominato dalla scissione e dalla paranoia persecutoria: il bambino tende a vivere le esperienze come nettamente separate in buone - che forniscono piacere e gratificazione - e cattive - che impediscono gratificazione e piacere. In questo senso il rapporto con il seno materno fornisce il primo terreno di confronto esperienziale: il seno che allatta è quello buono della madre buona; quello che non allatta, perchè non è immediatamente disponibile a gratificare il bisogno, è il seno cattivo della madre cattiva, verso cui si rivolge l’aggressività del bambino; in poche parole, esistono una madre buona e una cattiva. In questa fase si sperimenta l’angoscia persecutoria che caratterizza il rapporto aggressivo e ostile con il seno cattivo.Successivamente, intorno al 6° mese di vita, il bambino entra in una nuova posizione psichica: quella depressiva. Ciò che accade secondo la Klein è che il bambino diviene ora capace di integrare le diverse parti, quella buona e quella cattiva; esiste ora un’unica madre, e ciò comporta un forte senso di colpa per aver diretto, nella posizione precedente, l’aggressività verso di lei, rischiando di distruggerne quindi anche gli aspetti buoni. In questo assetto psichico gli aspetti di colpa e depressivi prevalgono su quelli aggressivi. Secondo la Klein il felice superamento di queste due posizioni caratterizza il <strong style="color: #ff3d8f !important">normale funzionamento psichico</strong> e consente anche nella vita adulta di alternare questi due assetti in maniera sana. Il mancato superamento o specifiche difficoltà nella posizione depressiva, e quindi il timore di aver distrutto le cose buone attraverso la propria aggressività, sarebbe la causa dei <strong style="color: #ff3d8f !important">disturbi depressivi</strong>.Per tensioni tra ideali e realtà si fa riferimento ad una dinamica intrapsichica particolare. Dentro di noi abbiamo una struttura chiamata<strong style="color: #ff3d8f !important"> ideale dell’Io</strong>, che in qualche modo orienta il nostro comportamento; in essa esiste una complessa rappresentazione di ciò che vorremmo essere e di come vorremmo essere in relazione con gli altri, del nostro, appunto, ideale. La tensione che si stabilisce tra questa traiettoria ideale e il nostro Io che governa il rapporto con il mondo reale può essere eccessiva e costituire terreno fertile per una bassa stima di Sé e di una svalutazione. La depressione sarebbe quindi conseguenza di una vita non all’altezza del proprio ideale interno.Il modello strutturale della mente proposto da Freud nel 1920 ne l’Io e l’Es, che caratterizza la visione psicoanalitica classica della psiche, prevede l’esistenza di t<strong style="color: #ff3d8f !important">re strutture interne </strong>in costante dialettica. L’Es, totalmente inconscio, da cui scaturiscono le pulsioni libidica e aggressiva, ossia gli istinti primordiali dell’uomo, dominato dal principio di piacere; il Super-Io, parzialmente inconscio, censore morale che si costituisce intorno al sesto anno di vita, dopo la risoluzione del complesso di Edipo, caratterizzato dall’introiezione dei divieti e delle proibizioni provenienti dai genitori in primis, e da altre figure come gli insegnanti; e l’Io, anch’esso parzialmente inconscio, ad esempio nei meccanismi di difesa, deputato a orientare il nostro comportamento secondo il principio di realtà tenendo conto delle spinte dell’Es e delle regole del Super-Io. Freud utilizza una metafora: l’Io è il cocchiere che ha il compito di governare il cavallo nero dell’Es e quello bianco del Super-Io, che talvolta tirano in direzioni opposte, consentendo così gratificazione ed evitamento dei conflitti.Nel caso della depressione, la <strong style="color: #ff3d8f !important">perdita dell’oggetto d’amore</strong> (spesso l’oggetto primario, cioè la madre) può innescare un’identificazione tra l’Io e un oggetto cattivo, non amabile: “non mi sento amato, quindi non sono degno d’amore perché sono cattivo”. In questi casi il Super-Io diviene un “sadico torturatore” dell’Io aggredendolo e innescando i comportamenti autoaggressivi che spesso caratterizzano i disturbi depressivi.La teoria dell’<strong style="color: #ff3d8f !important">altro dominante</strong> è stata sviluppata da Arieti negli anni ’70; secondo questo modello la mente delle persone depresse non si organizza intorno ai propri bisogni e al proprio Sé ma intorno ad un “altro idealizzato”: una persona, come il proprio coniuge, un’ideale, un lavoro, ecc. La vita di queste persone diviene quindi dominata dalla ricerca irrealistica di risposta da parte dell’altro dominante, ed anche se divengono consapevoli dell’irrealistico obiettivo che si pongono, incontrano molta difficoltà a rinunciarci. E’ come se si vivesse la propria vita alla costante, spasmodica, ricerca di una missione impossibile che fa sentire frustrati, devitalizzati e falliti: depressi.</p>
<p align="justify"><strong style="color: #ff3d8f !important">Tra gli psicologi dell&#8217; Io contemporanei, un punto di vista sostenuto di gran lunga è che la depressione non sia effettivamente un disturbo psichiatrico o una malattia. E&#8217; considerata piuttosto come un sentimento che riflette un conflitto e una formazione di compromesso. Lei che cosa ne pensa? </strong>La domanda che mi pone solleva un’enorme questione complessa e controversa che caratterizza il dibattito scientifico all’interno della comunità psicoanalitica e psichiatrica: che significa salute psichica? <strong style="color: #ff3d8f !important">cosa è la malattia mentale</strong>? cos’è patologia? Dove finisce il libero arbitrio dei nostri comportamenti e delle nostre emozioni e dove comincia la psicopatologia e la malattia? Ovviamente esistono risposte complesse a queste domande ma credo che in questa sede la cosa più importante da sottolineare sia che, come sostenuto dallo psicoanalista Kohut, possiamo definire patologico tutto ciò che è rigido, inflessibile, che si ripete coattivamente, che limita l’espressione autentica delle diverse parti del nostro Sé e che ci fa sentire vuoti, devitalizzati e prigionieri di un modo unico di essere, frustrando l’espressione creativa del nostro progetto interno di vita ed impedendoci di stabilire legami intimi e gratificanti con gli altri. In questo senso il mio parere è che la depressione rifletta uno stato del Sé, svilito, svalutato e frammentato, con scarsa vitalità ed incapace di stabilire relazioni gratificanti e di mantenere un sano equilibrio narcisistico di autostima, che risale alle relazioni e all’attaccamento con gli oggetti arcaici. In conclusione, al di là delle definizioni e delle etichette teoriche e diagnostiche (disturbo psichiatrico o sentimento conflittuale di compromesso, ecc), che talvolta sono e devono rimanere vincolate al contesto in cui ci si trova e che rischiano di divenire una questione teorica e speculativa, ciò che conta è la <strong style="color: #ff3d8f !important">possibilità di trasformare e cambiare questi aspetti</strong>, attraverso la loro esplorazione all’interno di una relazione terapeutica di fiducia reciproca ed intimità.</p>
<p align="justify">STUDIO DI PSICOLOGIA DEL DOTT. LUCA TRAVERSOPiazza San Pietro in vincoli 40 - 00184 Roma</p>
<p align="justify"><a href="http://www.studiopsicologia.com/" style="color: #0055cc !important; text-decoration: none; font-family: Georgia; font-weight: bold">www.studiopsicologia.com</a></p>
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<p><span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial; font-size: 14px"><a href="http://www.lucatraverso.com/" style="color: #0055cc !important; text-decoration: none; font-family: Georgia; font-weight: bold"></a></span><a href="http://www.girlpower.it/sos/psicologia/disturbi_dell_umore.php">http://www.girlpower.it/sos/psicologia/disturbi_dell_umore.php</a></p>
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		<title>Organizzazione ossessiva</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 10:15:57 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>

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Sé ambivalente e dicotomico, tutto o nulla:

perfetto ed amabile
inadeguato e non amabile

Modelli disfunzionali di attaccamento:
modelli di attaccamento ambivalenti, formali, ipocriti, falsa attenzione sui bisogno ma ostentata, freddezza emotiva. Simultaneità: freddezza e forma. Doppio legame: situazioni con scelta obbligata ma illogica. Famiglie verbali, no emotività e motricità: ipercompetenza linguistica  e verbale, logica. Iperindulgenza e aspetti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8" /><meta name="ProgId" content="Word.Document" /><meta name="Generator" content="Microsoft Word 11" /><meta name="Originator" content="Microsoft Word 11" /></p>
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<ul>
<li>perfetto ed amabile</li>
<li>inadeguato e non amabile</li>
</ul>
<p><strong>Modelli disfunzionali di attaccamento:</strong></p>
<p>modelli di attaccamento ambivalenti, formali, ipocriti, falsa attenzione sui bisogno ma ostentata, freddezza emotiva. Simultaneità: freddezza e forma. Doppio legame: situazioni con scelta obbligata ma illogica. Famiglie verbali, no emotività e motricità: ipercompetenza linguistica  e verbale, logica. Iperindulgenza e aspetti di troppa responsabilità. Mai provare emozioni , sex e rabbia.</p>
<p><strong>Sviluppo dell&#8217;identità:</strong></p>
<p>Senso di amabilità e attendibilità vs. senso di incontrollabilità, rabbia e scarsa amabilità: alternanza tra due poli, scarsa continuità del sé. Soddisfare le esigenze altrui per mantenimento autostima. Controllo decentralizzato: primato verbale linguistico.</p>
<p><strong>Aspetti organizzazionali:</strong></p>
<p><em>Risoluzione adolescenziale :</em> logico astratto, identità unitaria su controllo e sforzo contino, due polarità e due modalità di attribuzione causale.</p>
<p><em>Attitudine verso di sé e la realtà: </em>esclusione emozioni e controllo logico linguistico, blocco decisionali per comportamento giusto e previsione eventi imprevedibili.. Aspetti di dettaglio e analisi e non di sintesi: pensiero analitico digitale e non analogico immaginativo.</p>
<p><strong>Coerenza sistemica:</strong></p>
<p>regole per assoluta certezza, non unicità emotiva ma certezza della direzionalità ortogenetica</p>
<p><strong>Dinamica della disfunzione cognitiva:</strong></p>
<p>Problemi relazionali, gravidanza, parto, separazione, perdita, delusine, fallimenti, malattia.</p>
<p><em>Livello esplicito</em>: controllo verbale</p>
<p><em>Livello tacito</em>: onniscienza su eventi (correlazione depressione per imprevedibilità).</p>
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		<item>
		<title>2° Corso di formazione ed orientamento in Psicologia Clinica</title>
		<link>http://www.studiopsicologia.com/index.php/archivio/2009/04/14/38/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 18:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono aperte le iscrizioni al 2° Corso di formazione ed orientamento in Psicologia Clinica: tecniche di colloquio psicologico e diagnosi.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono aperte le iscrizioni al <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">2°</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold"> Corso di formazione ed orientamento in Psicologia Clinica</span>: tecniche di colloquio psicologico e diagnosi.
<p class="MsoNormal" align="center" style="text-align: center; line-height: 16.8pt; background-image: initial; background-repeat: initial; background-attachment: initial; -webkit-background-clip: initial; -webkit-background-origin: initial; background-color: white; margin: 4.5pt"><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: Arial; font-size: 24px; line-height: 20px"></span></p>
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		<title>Organizzazione DAP (Disturbi alimentari psicogeni):</title>
		<link>http://www.studiopsicologia.com/index.php/archivio/2009/04/08/organizzazione-dap-disturbi-alimentari-psicogeni/</link>
		<comments>http://www.studiopsicologia.com/index.php/archivio/2009/04/08/organizzazione-dap-disturbi-alimentari-psicogeni/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 10:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>

		<category><![CDATA[anoressai]]></category>

		<category><![CDATA[anoressica]]></category>

		<category><![CDATA[bulimia]]></category>

		<category><![CDATA[bulimica]]></category>

		<category><![CDATA[disturbi alimentari]]></category>

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		<description><![CDATA[


  
Bisogno assoluto di approvazione da parte di persone significative e paura assoluta di poter essere intrusi e/o disconfermati da essi.
Modelli disfunzionali di attaccamento:
Diversi tipi di attaccamento: condividono due fasi
-&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; rapporto invischiante: comunicazione ambigua e camuffata, attribuzione e controllo di stati emotivi, bisogno di aderenza alla propria visione e non del bambino
-&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; delusione rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"><meta name="ProgId" content="Word.Document"><meta name="Generator" content="Microsoft Word 11"><meta name="Originator" content="Microsoft Word 11"></p>
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<p> <![endif]-->Bisogno assoluto di approvazione da parte di persone significative e paura assoluta di poter essere intrusi e/o disconfermati da essi.</p>
<p><b>Modelli disfunzionali di attaccamento:</b></p>
<p>Diversi tipi di attaccamento: condividono due fasi</p>
<p>-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; rapporto invischiante: comunicazione ambigua e camuffata, attribuzione e controllo di stati emotivi, bisogno di aderenza alla propria visione e non del bambino</p>
<p>-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; delusione rispetto alla figura invischiata in adolescenza quando i genitori per natura non vengono più percepiti come perfetti e ideali e la propria visione id se stessi non dipendondo più da loro perché non perfetti va in pezzi.</p>
<p><b>Sviluppo dell&#8217;identità:</b></p>
<p>Incapacità di leggere i propri stai emotivi interni, confini del sé labili, Controllo decentrato: evitare i propri bisogni, aderire alle richieste genitoriali.</p>
<p><b>Aspetti organizzazionali:</b></p>
<p><i>Risoluzione adolescenziale :</i> delusione del genitore, attribuzione causale esterna (intrusivi ed ingannevoli, controllo, anoressia), interna (aspetti propri di inadeguatezza, svalutazione, passività, obesità). Intensità evento discrepante, quando, figure alternative.</p>
<p><i>Attitudine verso di sé e la realtà: </i>attribuzione causale: perfezionismo e controllo per autostima, passività per attribuzione estetica. Ricerca di essere confermati.</p>
<p><b>Coerenza sistemica:</b></p>
<p>discrepanza tra ricerca di rapporti che forniscono protezione e scarsa capacità nel gestire aspetti emotivi.</p>
<p><b>Dinamica della disfunzione cognitiva:</b></p>
<p>Rapporto interpersonale che cambia e delude, aspettative o esami,.</p>
<p><i>Livello esplicito</i>: immagine corporea inaccettabile</p>
<p><i>Livello tacito</i>: alterazione arousal ed emotivo spostato sul corpo.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Organizzazione fobica</title>
		<link>http://www.studiopsicologia.com/index.php/archivio/2009/04/03/organizzazione-fobica/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 10:14:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>

		<category><![CDATA[ansia]]></category>

		<category><![CDATA[attachi panico]]></category>

		<category><![CDATA[controllo]]></category>

		<category><![CDATA[ossessione]]></category>

		<category><![CDATA[panico]]></category>

		<category><![CDATA[stress]]></category>

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		<description><![CDATA[

  
Due polarità emotive antagoniste:
-          Bisogno di protezione in un mondo minaccioso
-          Bisogno di libertà ed indipendenza
Modelli disfunzionali di attaccamento:
interferenza o limitazione indiretta del comportamento esploratorio autonomo (attaccamento ansioso)
-          limitazione del comportamento esploratorio attraverso un atteggiamento iperprotettivo. (natura fisica e costituzionale)
-          limitazione del comportamento esploratorio attraverso un atteggiamento parentale rifiutante (ansioso corono che attribuisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8" /><meta name="ProgId" content="Word.Document" /><meta name="Generator" content="Microsoft Word 11" /><meta name="Originator" content="Microsoft Word 11" /></p>
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<p> <![endif]-->Due polarità emotive antagoniste:</p>
<p>-          Bisogno di protezione in un mondo minaccioso</p>
<p>-          Bisogno di libertà ed indipendenza</p>
<p><strong>Modelli disfunzionali di attaccamento:</strong></p>
<p>interferenza o limitazione indiretta del comportamento esploratorio autonomo (attaccamento ansioso)</p>
<p>-          limitazione del comportamento esploratorio attraverso un atteggiamento iperprotettivo. (natura fisica e costituzionale)</p>
<p>-          limitazione del comportamento esploratorio attraverso un atteggiamento parentale rifiutante (ansioso corono che attribuisce al bambino l&#8217;ansia)</p>
<p><strong>Sviluppo dell&#8217;identità:</strong></p>
<p>Il disagio emotivo percepito non è attribuito al genitore ma all&#8217;allontanamento da esso che è fonte di protezione dal mondo. Attaccamento ed esplorazione sono interconnessi, nel fobico hanno una correlazione antitetica: oscillazione tra due polarità opposte. Controllo decentralizzato: escludere le situazioni esplorative e le spinte di libertà (autostima, reazioni viscero-muscolari).</p>
<p><strong>Aspetti organizzazionali:</strong></p>
<p><em>Risoluzione adolescenziale :</em> da bambino soggetto controllante, in adolescenza attribuisce il bisogno di protezione ad una causa esterna (mantiene autostima)</p>
<p><em>Attitudine verso di sé e la realtà: </em>senso di competenza nel controllo, legata all&#8217;oggetto, aspetto formali e non di contenuto, rigido controllo della realtà (sex).</p>
<p><strong>Coerenza sistemica:</strong></p>
<p>discrepanza tra ricerca di rapporti che forniscono protezione e scarsa capacità nel gestire aspetti emotivi.</p>
<p><strong>Dinamica della disfunzione cognitiva:</strong></p>
<p>Esperienze reali o immaginarie di perdita di protezione, di perdita di libertà ed autonomia (senso di costrizione).</p>
<p><em>Livello esplicito</em>: crisi di panico.</p>
<p><em>Livello tacito</em>: solitudine vs. dipendenza =  perdita di controllo.</p>
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		<title>Organizzazione depressiva</title>
		<link>http://www.studiopsicologia.com/index.php/archivio/2009/03/31/organizzazione-depressiva/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 09:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>

		<category><![CDATA[abbandono]]></category>

		<category><![CDATA[colpa]]></category>

		<category><![CDATA[depressione]]></category>

		<category><![CDATA[personalità]]></category>

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		<description><![CDATA[

  
Spiccata propensione a rispondere con disperazione e rabbia ad eventi discrepanti anche minimi perché organizzati interini di perdita e delusione.
Modelli disfunzionali di attaccamento:
un senso di perdita che accompagna l&#8217;andamento anomalo di attaccamento ai genitori. Eventi specifici possono essere:
-          Perdita di un genitore (divorzi, separazioni, prolungate assenze)
-          Non essere mai stato in grado di [...]]]></description>
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<p> <![endif]-->Spiccata propensione a rispondere con disperazione e rabbia ad eventi discrepanti anche minimi perché organizzati interini di perdita e delusione.</p>
<p><strong>Modelli disfunzionali di attaccamento:</strong></p>
<p>un senso di perdita che accompagna l&#8217;andamento anomalo di attaccamento ai genitori. Eventi specifici possono essere:</p>
<p>-          Perdita di un genitore (divorzi, separazioni, prolungate assenze)</p>
<p>-          Non essere mai stato in grado di ottenere un attaccamento emotivo stabile nonostante i continui sforzi in questa direzione (genitori forniscono un controllo privo di affetto)</p>
<p>-          Inversione di relazione genitore-bambino (Winnicott, bambino psichiatra)</p>
<p><strong>Sviluppo dell&#8217;identità:</strong></p>
<p>lo sviluppo dell&#8217;identità procede tra un&#8217;alternanza di disperazione per i lutti e le perdite ed una rabbia che fornisce l&#8217;unica possibilità di far fronte alla disperazione. La stabilità del senso di sé si fonda su una rappresentazione di se stessi come poco amabili, incapaci di essere amati e di stabilire rapporti sicuri con figure di attaccamento.. Il controllo decentrato si realizza attraverso un&#8217;anticipazione di lutti e perdite basate sulla attribuzione causale interna.</p>
<p><strong>Aspetti organizzazionali:</strong></p>
<p><em>Risoluzione adolescenziale: </em>l&#8217;oscillazione tra il sentirsi attore della propria vita che si attiva con il pensiero logico formale dell&#8217;adolescenza e la sensazione di passività rispetto alle perdite, innesca una strategia di equilibrio basata sull&#8217;attribuzione causale interna.</p>
<p><em>Attitudine verso di sé e la realtà: </em>autopunizione, colpa, autocommiserazione, realtà ostile, minacciosa ed inaffidabile.</p>
<p><strong>Coerenza sistemica:</strong></p>
<p>la realtà viene interpretata costantemente in termini di perdita ed abbandono.</p>
<p><strong>Dinamica della disfunzione cognitiva:</strong></p>
<p>Esperienze di separazione, rivelazioni spiacevoli su persone intime, malattie, perdite, delusioni, cambiamenti, possono innescare una psicopatologia basata sulla sensazione di essere causa di tutto ciò per la negatività personale.</p>
<p><em>Livello esplicito</em>: seleziona aspetti che confermano la propria negatività.</p>
<p><em>Livello tacito</em>: emozioni intermittenti di disperazione e rabbia senza controllo cognitivo.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Corsi di formazione e preparazione all&#8217;esame di stato per psicologi</title>
		<link>http://www.studiopsicologia.com/index.php/archivio/2009/03/31/corsi-di-formazione-e-preparazione-allesme-di-stato-per-psicologi/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 09:01:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono aperte le iscrizioni ai corsi di preparazione per l&#8217;esame di stato per psicologi (laurea triennale, specialistica e vecchio ordinamento).Il corso è articolato in 4 incontri che verteranno ciascuno su una delle 4 prove d&#8217;esame. Gli incontri, della durata di 6 ore, si svolegranno di sabato in date da organizzare e concordare con gli iscritti.Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono aperte le iscrizioni ai corsi di preparazione per l&#8217;<span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">esame di stato per psicologi</span> (laurea triennale, specialistica e vecchio ordinamento).Il corso è articolato in 4 incontri che verteranno ciascuno su una delle 4 prove d&#8217;esame. Gli incontri, della durata di 6 ore, si svolegranno di sabato in date da organizzare e concordare con gli iscritti.Il costo è di 50 euro di iscirizione e 200 euro per il corso.Per iscriversi e qualsiasi informazione scrivere a <span style="font-weight: bold" class="Apple-style-span">studiopsicologia@email.it</span>. </p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il cognitivismo postrazionalista (Guidano): verso una psicopatologia sistemico processuale</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 10:48:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>

		<category><![CDATA[cognitivismo]]></category>

		<category><![CDATA[guidano]]></category>

		<category><![CDATA[sistemco processuale]]></category>

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		<description><![CDATA[L’approccio sistemico processuale alla psicopatologia mira ad un modello eziopatogenetico esaustivo a partire dall’interdipendenza tra attaccamento e differenziazione del Sé
 
Il sistema di attaccamento fornisce la base sicura per l’esplorazione e la rassicurazione. Lo sviluppo cognitivo ed il progredire del pensiero concreto e logico formale si innesta sul tipo di attaccamento e sulle rappresentazioni cognitive del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">L’approccio sistemico processuale alla psicopatologia mira ad un modello eziopatogenetico esaustivo a partire dall’interdipendenza tra attaccamento e differenziazione del Sé</p>
<p class="MsoNormal"><o:p> </o:p></p>
<p class="MsoNormal">Il sistema di attaccamento fornisce la base sicura per l’esplorazione e la rassicurazione. Lo sviluppo cognitivo ed il progredire del pensiero concreto e logico formale si innesta sul tipo di attaccamento e sulle rappresentazioni cognitive del sé e del mondo. In adolescenza l’avvento del pensiero logico astratto innesca una riorganizzazione cognitiva che è il preludio per lo stabilizzarsi di una struttura stabile e coerente, basati su meccanismi di controllo decentralizzato.</p>
<p class="MsoNormal">Problemi nell’attaccamento comportano difficoltà nella capacità di distanziamento e nella capacità di decentramento e di cogliere gli stati mentali dell’altro. Questo fa sì che il pensiero logico astratto venga in qualche modo ostacolato e venga mantenuto un modello di ordinamento della realtà concreto ed immaturo, caratterizzato da monodimensionalità, globalità, invarianza ed irreversibilità.</p>
<p class="MsoNormal"><o:p> </o:p></p>
<p class="MsoNormal">Nell’approccio sistemico processuale normalità, nevrosi e psicosi vengono collocati lungo un continuum che esprime un livello di qualità organizzativa specifica per ciascun individuo e per esperienze di accudimento ed attaccamento<span>  </span>ed un livello di quantità; quest’ultimo è relativo alla rigidità, alla concretezza ed alla mancanza di flessibilità e di riorganizzazione e plasticità delle rappresentazioni cognitive che determina il livello di patologia.</p>
<p class="MsoNormal"><o:p> </o:p></p>
<p class="MsoNormal">Dunque ciascun individuo possiede una propria peculiare organizzazione cognitiva basta su caratteristiche uniche e su esperienze specifiche, tale organizzazione<span>  </span>può tramutarsi in disfunzione cognitiva<span>  </span>a seguito della mancata riorganizzazione adolescenziale o di eventi di vita particolari che fungono da trigger per scompensi clinici. Ciascuna organizzazione cognitiva contiene<span>  </span>processi di elaborazione esplicita e tacita, una spinta alla coerenza, lo sviluppo dell’identità e delle attitudini verso di sé e verso la realtà.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.studiopsicologia.com/index.php/archivio/2008/12/10/il-cognitivismo-postrazionalista-guidano-verso-una-psicopatologia-sistemico-processuale/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Capacità negativa, autenticità e fiducia in psicoanalisi parte II</title>
		<link>http://www.studiopsicologia.com/index.php/archivio/2008/10/04/la-capacita-negativa-autenticita-e-fiducia-in-analisi-parteii/</link>
		<comments>http://www.studiopsicologia.com/index.php/archivio/2008/10/04/la-capacita-negativa-autenticita-e-fiducia-in-analisi-parteii/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 09:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>

		<category><![CDATA[psiconalaisi fiducia capacità negativa keats]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.studiopsicologia.com/index.php/archivio/2008/10/04/la-capacita-negativa-autenticita-e-fiducia-in-analisi-parteii/</guid>
		<description><![CDATA[Tre concetti chiave del lavoro analitico: la fiducia, l'autenticità e la capacità negativa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo senso l’autenticità dell’analista che può concretizzarsi, secondo l’ottica relazionale, attraverso enactment, momenti di self-disclousure e svelamenti controtransferali, svolge un ruolo chiave per il superamento di momenti impasse terapeutica e/o di profondi e trasformativi insight relazionali.L’autenticità sembra avvicinarsi al concetto di coinvolgimento autentico e di una relazione emozionante per la coppia analitica.La capacità negativa in questo panorama teorico-tecnico, rappresenta un modo autentico di stare nella relazione ed al tempo stesso una sospensione dell’azione interpretativa che veicola al paziente coinvolgimento, presa di distanza da vissuti onnipotenti ed idealizzazioni forti nei confronti dell’analista e capacità di tollerare le nebbie in cui a volte ci si sente avvolti.Ovviamente legato all’autenticità e alla capacità negativa è il concetto di fede/fiducia; la fiducia e la fede autentiche nei propri modelli teorici di riferimento, nelle proprie capacità professionali, nella relazione con quel paziente, permettono l’acquisizione della capacità negativa e veicolano al paziente speranza, fiducia e competenza.In questo senso sembra come se in alcuni momenti la funziona alfa richieda più tempo per elaborare gli elementi beta e la capacità negativa consente questo passaggio più complesso.Un ultima riflessione che mi ha suscitato la trattazione di questi argomenti riguarda la definizione di psicoanalisi come forma d’arte.In un certo senso la ricerca della verità analitica è simile alla ricerca della verità poetica di cui parlava Keats. Molti autori recenti, appartenenti a diverse correnti di pensiero psicoanalitico che sento a me vicine, sostengono come sia più importante la funzione dell’interpretazione intesa come sforzo della mente dell’altro di riflettere, formulare ipotesi, mettere insieme, connettere espressione di un’altra mente (funzione riflessiva) piuttosto che il suo contenuto. Anche Mitchell sostiene come il pensiero su determinati contenuti, e l’interazione che nasce intorno a particolari emozioni sia il nucleo centrale dell’analisi, piuttosto che le singole spiegazioni ed interpretazioni ricostruttive e gnoseologiche: quello che sta succedendo è più importante delle risposte alle domande esplicite del paziente.Dunque l’autentica partecipazione della coppia analitica al processo terapeutico e la capacità di stare nella nebbia con fiducia rappresentano due punti chiave di modelli teorici e della pratica clinica che sento di condividere; l’antica domanda di matrice freudiana “che cosa significa questo” può essere sostituita, o meglio affiancata e forse preceduta, dal “che cosa sta succedendo ora”.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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